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Le emozioni più belle sono gratuite.
 
Lo sa il cuore, quando batte un pó più forte
e lo sa l’ala, quando è ferma eppure plana.
Lo sa il suolo e lo sanno le tue scarpe.
Lo sanno i gatti, tutti nudi sopra ai tetti.
I piedi scalzi e gli affanni, quelli belli.
Lo sa il Sole e chi lo prende.
Lo sa il vento dritto nei capelli,
lo sanno le tue mani ed i tuoi nei,
lo sa la sabbia e lo sa il sale.
Lo sa l’amore e il tempo quando sfugge.
Lo sa un ricordo e il tempo che protegge.
Lo sa la pancia quando ride a crepapelle,
quando ha freddo ma una mano sopra al fianco
è meglio di due o tre coperte.
Lo sa chi non le riconosce,
chi le cerca e non le trova,
chi si sforza e le ricorda.
Lo sa chi canta, lo sa chi scrive
e lo sa chi pensa.
 
Con le sensazioni invece è diverso.
Quelle sono menzognere e piene di alibi.
Sono gonfie e sensazionali.
Le puoi vedere, le puoi toccare, le puoi ascoltare,
assaporare e se sei fortunato, pure odorare.
Le emozioni, no.
Le emozioni ti arrivano addosso ma non le puoi né toccare, né vedere, né ascoltare, mangiare e
figuriamoci odorare.
Quelle vivono in uno spazio sottile, ti arrivano addosso da dentro,
per qualcosa che esisteva perfetta già prima di te.
Sono guidate da una specie di filo rosso, intenso ma trasparente, che ti unisce alle persone adatte.
Ecco, le emozioni potrebbero essere i legami.
I legami non lo capiscono al tempo.
I legami sanno stare lì: prima, durante e dopo.
Puoi sentirli, ma non con le mani.
Li puoi vedere ma non come gli altri.
Li puoi trovare nei sapori ma non puoi mangiarli.
I legami sono attaccati al suono delle scarpe di tuo padre che torna a casa,
ma non sono quel suono.
I legami sono personali, sono soggettivi.
Sono esattamente come i soprannomi: hanno senso solo per te e per la persona che quel nome se l’è inventato.
Per gli altri non significano quasi sempre nulla.
 
Però che figata i legami.
A loro non importa quando li sciogli, non importa quanto a lungo li tieni,
perché non lo capiscono proprio il tempo.
I legami sono l’eternità di un ricordo,
sono le meraviglie del percorso,
sono l’unicità delle sensazioni,
sono la condivisione,
sono la gioia che ti rimane addosso anche dopo.
Anche quando tutto è sciolto.
Come fa il gelato al cioccolato, che a 28 anni, ancora non ho capito come si mangia.
 
Livio Livrea
 
Ph: Cristiana Fiorini