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Oggi l’ennesimo attentato.
E l’informazione ricomincia la triste e sadica conta dei morti.
Precisa, minuziosa ed agghiacciante.
Numeri, numeri, numeri: ogni vita diventa un numero.
34 morti oggi, ieri 137 a Parigi….
C’è chi conta i caduti, chi conta gli indignati, chi conta i cinici e poi chi conta quelli che piangono per Bruxells ma non piangono per la Turchia e viceversa.
E via ad appendere la bandiera del “paese” vittima, almeno per un pò.
Come se tutto questo casino fosse un’assurda partita di calcio.
Con 2 tifoserie contrapposte e tanti opinionisti.
Io non scrivo mai su Facebook, perchè a stare troppo in piazza e a dare i numeri, dopo un pò si perde il senso delle cose.

Ci si dimentica che ogni numero è una vita e dietro ogni vita c’è una madre e un padre, una nonna e tutti gli anni di sacrifici, tutti gli anni di studio, ci sono i compagni di classe, gli amici, c’è l’amore, c’è la speranza, ci sono le notti passate in giro a bere birra, quelle passate a studiare, a fare l’amore, ci sono i sogni e tutti i figli che verranno.

Oggi tutto questo per alcuni non c’è più.
E la colpa non è dei numeri ma delle PAROLE.

Perchè per portare un uomo, che prima di diventare uomo era un bambino, a farsi saltare in aria per uccidere con sè più persone possibili, giusto le parole puoi utilizzare.
La vita di una persona non la compri con i soldi o con le minacce, ma te la prendi con le parole.
Con le parole si può plagiare,
con le parole si può diseducare e disumanizzare.

Le parole sono armi, muovono e costruiscono le bombe.
Schiacciano e sporcano.
Con le parole si può fare il gioco del male
e si può pure morire.

—–

Ma Noi TUTTI, siamo FORTUNATI.
Perché da piccoli, in un modo o nell’altro, abbiamo ricevuto parole buone. Parole che non ci hanno fatto dimenticare come si ama.
Parole che per rendere fieri nostro padre, ci spingono a laurearci, a lavorare e a darci da fare.
Non ad ammazzare la gente
ma ad essere felici e portare più gente possibile con noi.

Noi che sappiamo amare,
noi che sappiamo perdonare,
noi che sappiamo ridere,
noi che sappiamo seguire i nostri sogni
e siamo vestiti di tutto quello che ci è stato insegnato in questi anni,
non dobbiamo avere paura o essere arrabbiati.
Dobbiamo avere coraggio e parlare.

Abbiamo la responsabilità di parlare.
Per far ricordare a tutti chi erano da bambini
e cosa volevano fare.
Per arrivare al centro del cuore di chiunque,
perché quello ce l’hanno tutti.
Senza distinzioni.
Pure gli attentatori, sotto i giubbotti pieni d’esplosivo.

Perché in questo gioco brutto, noi siamo i buoni.
E per combattere chi arma il male,
dobbiamo utilizzare le loro stesse armi:
Le parole.

Da cantautore,
io, oggi, ‪#‎parlo‬

parlate pure voi, per favore.